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mercoledì 19 agosto 2015

Dopo il calcio l'arte... Il provinciale Franceschini si traveste da global...

LA STAMPA

Cultura

Nel campionato dell’arte

arrivano gli stranieri

Nominati i direttori dei musei italiani: 7 su 20 vengono dall’estero

L’opposizione attacca: “È una sconfitta per il Paese”

Per la prima volta rispettata la parità di genere: ai vertici 10 donne

Arrivano gli stranieri alla guida dei musei italiani. È l’effetto della selezione internazionale effettuata a gennaio dal ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini. «Siamo i primi al mondo a farlo» spiega lui, entusiasta. Ma non tutti sono d’accordo: sono state disprezzate le risorse italiane, sostengono molti politici e esponenti dei beni culturali.

I musei coinvolti nel nuovo modo di reclutare i dirigenti sono venti, tra i più importanti d’Italia, dagli Uffizi alla Galleria Borghese, dal Polo Reale di Torino a Brera. Su venti direttori, sette sono stranieri. L’età media dei vincitori è di 50 anni e, per una volta, è stata rispettata la parità di genere: 10 sono uomini e 10 sono donne. Gli stranieri sono tutti cittadini comunitari: 3 tedeschi, 2 austriaci, un inglese e un francese. Ci sono quattro italiani che tornano dall’estero, tutte donne: Martina Bagnoli, Flaminia Gennari Santori e Paola D’Agostino che rientrano dagli Stati Uniti e Eva Degl’Innocenti dalla Francia. Direttrici donne anche a Roma per Galleria Borghese (Anna Coliva), Gnam (Cristiana Collu) e Galleria nazionale di Arte antica (Flaminia Gennari Santori).

Sono 14 storici dell’arte, 4 archeologi, un museologo/manager culturale e un manager culturale. Nominata anche un’interna del ministero.

Per il ministro Franceschini si tratta di un’operazione di grande profilo: «Si volta pagina. Sono scelte di altissimo valore scientifico che colmano anni di ritardi». La Commissione presieduta da Paolo Baratta, aggiunge, «ha fatto un grande lavoro e ha offerto al Direttore Generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilità di scegliere interne di assoluto valore» e di porre «le basi per una modernizzazione del nostro sistema museale».

Le novità più clamorose riguardano Firenze. Sia gli Uffizi che la Galleria dell’Accademia saranno dirette da tedeschi. Nel museo che custodisce La primavera di Botticelli e L’adorazione dei Magi di Leonardo arriva il 47enne Eike Schmidt, mentre all’Accademia, dove si può ammirare il David di Michelangelo ai piedi del quale si sono fatti fotografare insieme anche Matteo Renzi e Angela Merkel, la nuova direttrice è Cecile Hollberg, 48 anni. Il primo, originario di Friburgo, è capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili del Minneapolis Institute of Arts. Cecile Hollberg, nata a Soltau, dirige lo Staedtisches Museum di Brunswick e ha lavorato a Lipsia, Dresda e Berlino. Sarà un’italiana che torna dal Metropolitan di New York, invece, a guidare il terzo super-museo fiorentino, il Bargello: è Paola D’Agostino. Stessa sorte per Brera, altra scelta molto significativa per l’importanza del museo milanese, dove è in arrivo James Bradburne, museologo anglo-canadese con, alle spalle, una lunga esperienza italiana alla Fondazione Strozzi.

L’operazione convince grandi nomi legati al patrimonio culturale italiano come Andrea Carandini e Adriano La Regina e ottiene il via libera di molti politici del Pd, di Scelta Civica, di Forza Italia. Ma c’è anche amarezza da parte di chi non è stato riconfermato o di chi avrebbe voluto essere fra i nominati. L’ormai ex-direttore della Galleria dell’Accademia, Angelo Tartuferi sostiene che l’arrivo degli stranieri è «l’ammissione di una sconfitta del nostro Paese». Cristina Acidini, per anni responsabile della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Firenze: «Recupero di un ritardo di decenni? Ho diretto 27 musei nella mia carriera e non penso che ci fosse questo ritardo di cui dice il ministro. Credo che con queste nomine, gli storici dell’arte che lavorano nei musei statali, professionisti di prestigio internazionale, siano stati molto sottostimati». Attacca il ministro Franceschini anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi: «Non si umiliano così i funzionari delle sovrintendenze. È solo un’operazione d’immagine». Per nulla convinti anche i parlamentari di Lega Nord e del M5s: «Dopo la finanza ora i tedeschi dirigeranno anche i musei italiani... Complimenti», scrive il deputato Angelo Tofalo su Twitter.

Flavia Amabile