venerdì 30 giugno 2017

“Prove di un possibile governo con appoggio esterno del Carroccio”

LA STAMPA

Italia

“Prove di un possibile governo

con appoggio esterno del Carroccio”

D’Alimonte: ma i grillini sbagliano a cercare i voti di destra al Nord

«Le dico subito che io non credo nell’alleanza formale tra M5S e Lega, tipo un governo Di Maio-Salvini». Roberto D’Alimonte, politologo e massimo esperto di sistemi elettorali, guarda ai possibili scenari che le convergenze di queste ultime settimane sembrano disegnare.

Perché esclude un governo di maggioranza Lega-M5S? «Perché su un’ipotesi del genere il M5S si spaccherebbe. È vero che è un Movimento in evoluzione, nato a sinistra si è spostato verso destra. Ma è anche il vero “partito della nazione”, per sua natura trasversale. Le cinque stelle del simbolo sono tuttora battaglie di sinistra. Se andasse solo a destra perderebbe pezzi del suo elettorato». Ma in cambio guadagnerebbe voti da destra... «Ma perché l’elettore di destra a Nord dovrebbe votare il M5S se si appiattisce su posizioni lepeniste già incarnate da Salvini? Sui temi dell’immigrazione il leader della Lega è più credibile di Grillo. Lo spazio del M5S a destra è al Sud. Ma è una destra diversa, la definirei ribellista. E lei pensa che questa destra meridionale che andrà a ingrossare il prossimo gruppo parlamentare possa fare un governo con un partito che nello statuto ha ancora la secessione della Padania?». La strategia di Grillo e Casaleggio, come si è visto su immigrati e rom, punta a Nord, però, dove il voto nelle città ha dimostrato che il M5S è più debole.«Ma a Nord c’è la Lega. Così facendo, il M5S perde quell’elettorato di sinistra del Nord che è il suo elettorato originario e che non credo possa sostituire con un altro che è naturalmente orientato verso Salvini» Casaleggio sta sbagliando, dunque, a puntare sul mondo imprenditoriale del Nord per rubare voti a Berlusconi e a Salvini? «Io, da studioso, vedo venir fuori le contraddizioni di un partito che all’opposizione può vivere di rendita con le battaglie anti-corruzione e anti-establishment, ma quando si candida al governo e deve fare scelte concrete rischia di perdere il suo appeal trasversale. Basta vedere cosa hanno fatto sullo ius soli e, prima, sulla stepchild adoption. Si sono astenuti, per non scontentare nessuno». E allora come legge i segnali inequivocabili di un corteggiamento Lega-M5S?«Penso che il M5S stia facendo le prove generali di un possibile governo di minoranza con appoggio esterno della Lega. Per ottenere la fiducia proporrà un programma con molti punti di contatto con il Carroccio. Il problema però è che i 5 Stelle sperano che la Lega accetti senza pretendere in cambio posti di governo. Al massimo potrebbero essere disposti a includere qualche personalità indipendente vicina alla Lega. A quel punto il pallino sarebbe nelle mani di Salvini e io non credo accetterebbe. Questi annusamenti reciproci sono una finzione, uno dei tanti giochi incrociati a cui assistiamo». In che senso? «Salvini parla con il M5S sapendo che non potrà avere un’alleanza organica per mettere un po’ di paura a Berlusconi. Ha imparato a giocare su due tavoli. Come tutti. Berlusconi lo fa con Salvini e Renzi. E Renzi con Berlusconi e Pisapia». E i 5 Stelle? «Non possono giocare su due tavoli ma con questa legge elettorale, non raggiungendo il 40%, hanno la necessità di far credere agli italiani di poter andare al governo perché la Lega li appoggerebbe. Un’altra finzione». [ i. lomb.] BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


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