martedì 25 luglio 2017

Sorgi: Il rischio del desiderio di vendette grilline (ndb: che errore accodarsi a Grillo)

LA STAMPA

Italia

Il rischio

del desiderio

di vendette

grilline

L

a battaglia contro i vitalizi che riprende oggi alla Camera si concluderà quasi certamente con l’approvazione della legge Richetti, che prevede, non il taglio delle pensioni dei parlamentari, già sforbiciate nel 2012 e ricondotte al metodo contributivo (assegno proporzionale agli effettivi versamenti previdenziali) come quelle di tutti i normali cittadini entrati nel mondo del lavoro dal 1996; piuttosto di quelle degli ex-parlamentari che godevano, appunto, del sistema retributivo, e in qualche caso limitato anche del privilegio di aver ottenuto la pensione dopo pochi mesi o pochi anni di frequenza in Parlamento. Ragione per cui una parte del Pd, che propone la riforma, si oppone, e il Movimento 5 Stelle, quale che sia l’approdo della vicenda, dirà fino all’ultimo che è un imbroglio (anche se non lo è) e che il Pd non aveva davvero intenzione di cancellare i vitalizi.

Ma al di là dei toni della polemica che oppone da tempo il maggior partito di governo e il Movimento risultato primo alle ultime elezioni, l’aspetto interessante di questo passaggio è che punta a mettere alla gogna una categoria in via di scomparsa, anche se non tutta da gettare: appunto, il politico di professione, che nell’era della Prima Repubblica (1948-’93) e all’inizio della Seconda, praticando onestamente (i condannati non riabilitati, anche loro, da tempo sono stati già privati dei vitalizi) e con senso del dovere il mestiere di parlamentare, contribuiva a un funzionamento delle istituzioni certamente meno nevrotico e conflittuale di quello attuale.

Un’epoca in cui si facevano meno leggi, ma quelle che si facevano erano scritte meglio e duravano di più, senza rivelarsi, come oggi accade spesso, inapplicabili, o essere di continuo cancellate dalla Corte costituzionale. E una categoria in cui, certo, erano allineati al gran completo gli eterni gruppi dirigenti dei partiti (la rottamazione non esisteva) ma anche schiere di peones che mandavano avanti il lavoro delle commissioni umilmente ma con una specifica competenza derivata dalla lunga esperienza parlamentare.

Punirli come saranno puniti dal taglio delle pensioni, minimo è opinabile, e avviene in omaggio alla narrazione che identifica senza distinzione i politici in una casta, o stabilisce che non debbano avere altra professionalità che l’obbedienza, al leader e alla rete. Colpisce che tra Pd e 5 Stelle in pratica non ci sia alcuna differenza su questo punto. Consegnare alla storia come mangiapane a tradimento tutti insieme i parlamentari del passato non contribuirà di sicuro ad accrescere il rispetto popolare delle istituzioni. E finirà con l’alimentare il desiderio di ulteriori vendette.

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Marcello

Sorgi